Parte 1
Hwoarang, che dopo
l'incidente subito a causa di Devil Jin se l'era cavata tutto sommato bene,
in quel momento camminava nervosamente avanti ed indietro davanti al portone
del carrozziere, con una sigaretta stretta tra indice e medio( anche se non
aveva mai fumato in vita sua), come un padre che sta aspettando la nascita di
un figlio. Stava aspettando di sentire l'esito della diagnosi sulla sua vecchia
Harley, che purtroppo aveva riportato danni abbastanza gravi. Da due giorni
era in quella maledetta officina, e da due giorni lui non dormiva né mangiava.
Forse era perché la sua vecchia Harley non l'aveva mai abbandonato, forse perché
era stata l'unica sua amica fin da quando i suoi genitori…bè, poco importava…
Non era il momento di pensare al passato. In quel momento la cosa che per lui
contava di più al mondo era in pericolo di vita. Hwoarang non sapeva cosa avrebbe
fatto, se la Harley se ne fosse andata…Era il suo unico motivo di vita, l'unica
cosa che lo teneva legato al mondo reale… Il portone scorrevole di freddo acciaio
si aprì, cigolando un po' sui cardini. Hwoarang praticamente si avventò sul
carrozziere.
- Dov'è…lei?- chiese Hwoarang, lasciando cadere la sigaretta. Il carrozziere
si passò una mano sulla fronte imperlata di sudore, poi si posò le mani ai fianchi.
- Ti converrebbe comprartene un'altra, ragazzo. Questa è andata. Aggiustarla
verrebbe a costarti troppo.- disse il carrozziere, con la compostezza di un
medico. Hwoarang sentì il terreno tremargli sotto ai piedi. Proprio come aveva
temuto…
- Bè, grazie comunque. Arrivederci…- mormorò il ragazzo, chinando leggermente
il capo e poi cominciò a correre di corsa sulla strada. Il carrozziere lo guardò
andarsene, poi rientrò nell'officina e si chiuse il portone alle spalle. Hwoarang,
grazie alle sue gambe lunghe ed allenata, riusciva a correre molto veloce, ma
non sapeva dove stava andando. Continuava a ripetersi che era solo un idiota,
ad essersi affezionato così a quella moto. Se solo si fosse trovato un amico
o una fidanzata… Purtroppo sentiva che non sarebbe mai successo. Purtroppo non
era bravo nelle conversazioni e molti lo ritenevano uno sbruffone. Ma gli altri
non potevano nemmeno immaginare cosa lo spingesse ad agire così…E non l'avrebbero
mai saputo… Hwoarang girò per il ponte che conduceva fuori città, e in quell'ultimo
tratto corse un po' più veloce. Era ora di fare quella cosa che avrebbe dovuto
fare già anni prima. Senza un minutodi ripensamento, Hwoarang si affacciò al
parapetto, sporgendosi sempre di più, fino a che il peso non lo trascinò in
avanti, sempre più in giù, facendogli perdere l'equilibrio e facendolo precipitare
verso le acque scure del fiume che attraversava la città… Mentre cadeva attraverso
l'aria fresca e umida del mattino, a Hwoarang era parso di sentire la voce del
maestro Baek che gli sussurrava all'orecchio che era un imbecille(… Un motivo
in più per cadere di testa contro il fondale del fiume, che in quel periodo
era molto basso, e magari lasciarci subito le penne…) Non voleva più avere niente
a che fare con Baek, colui che l'aveva cresciuto fino ad un certo punto e che
poi l'aveva abbandonato tra le grinfie dell'Accademia militare. E poi era ritornato
a cercarlo, in occasione dell 5 torneo.
Ci poteva essere solo una spiegazione logica, a tutto: Baek voleva solo umiliarlo,
non voleva ammettere di essere più debole di lui. Hwoarang rabbrividì al contatto
con l'acqua, e la corrente lo trascinò subito via, facendogli perdere i sensi…
Steve Fox, dopo un'altra estenuante giornata passata alla centrale di polizia
a rincorrere il proprio passato, stava osservando la leggera bruma mattutina
che si levava dai tetti delle case e dall'asfalto delle strade. Era posato con
i gomiti sul parapetto dell'argine del fiume, ed in quel momento il suo sguardo
cadde proprio sulle acque blu ed invitanti. Oh, quanto gli sarebbe piaciuto…Un
tuffo e via…Tanto non aveva pasato, e nemmeno futuro, visto come stavano andando
le cose. Ma non voleva arrendersi. SI sentiva ancora troppo giovane, e prima
doveva scovare la donna che gli aveva dato la vita, anche se di vita proprio
non si poteva parlare. Al massimo si poteva parlare di DNA.
La polizia gli aveva detto soltanto il nome: Nina Williams. Ma Steve, anche
se la cercava, riusciva sempre a farsela scappare per un soffio. Il ragazzo
sopirò, e stav quasi per andarsene, quando tra la corrente vide qualcosa che
attirò la sua attenzione. Era sicuro che non si trattasse di un pezzo di legno
marcio. Steve si guardò attorno un paio di volte, poi si tolse la camicia e
si tuffò, senza pensare alle possibili conseguenze. Tanto Steve era ai limiti
dell'immortalità Nulla lo poteva lambire. Il ragazzo cadde di testa nell'acqua,
ma subito riuscì a riemergere. La corrente era forte e stava cercando di portarlo
via, ma lui resisteva, nuotando verso il centro del fiume perpendicolare rispetto
al fluire del corso d'acqua..
La provvidenza volle che la cosa che aveva visto si fosse fermata addosso ad
un sasso. Steve, con un paio di bracciate, si avvicinò. Era un ragazzo, allora.
Proprio come aveva immaginato. Steve cinse il torace del ragazzo e poi, nuotando,
raggiunse la riva opposta. Non aveva avuto il tempo materiale di guardare bene
chi fosse la persona che aveva soccorso, ma quando giro il ragazzo con il volto
verso il cielo e riconobbe i capelli rossi ed il viso di Hwoarang, il suo cuore
ebbe un tuffo. Hwoarang che tentava di suicidarsi? Cosa mai avrebbe potuto spingerlo
ad un gesto così estremo? Steve non riusciva a percepire il respiro del ragazzo
che aveva salvato e non perse un secondo di tempo. Con un gesto veloce abbassò
la zip della casacca di Hwoarang poi cominciò con il massaggio cardiaco.
Uno…(perché, Hwoarang?) Due…(cosa ti è successo?) Tre…(non puoi morire…) Quattro...(…non
devi morire…) Cinque…Sei…Sette…Otto…Nove…Dieci… Steve si chinò ed appoggiò le
proprie labbra a quelle di Hwoarang ed espirò profondamente due volte. Subito
sembrò non funzionare, ma Steve dovette ricredersi quando il corpo di Hwoarang
venne attraversato da un spasmo violento.
Il ragazzo aveva ricominciato a respirare e sebbene dall'inizio quel respiro
sembrasse soltanto un rantolo, dopo pochi secondi si normalizzò. Ma Hwoarang
non riprese coscienza. Steve passò una mano sulla fronte umida del ragazzo,
poi si guardò attorno. Hwoarang doveva essere portato al più presto in un ospedale
e Steve trasse dalla tasca il telefono cellulare, che però non dava segni di
vita.
Steve con rabbia lo lanciò nell'acqua del fiume, poi si alzò e si sollevò il
corpo di Hwoarang in spalla… Steve aveva avuto la fortuna di incontrare sul
suo tragitto l'ambulanza che effettuava il primo giro di ronda mattutino. Molto
gentilmente gli infermieri che guidavano si fermarono e caricarono Hwoarang
sull'ambulanza. Poi uno di loro si fermò a parlare con Steve.
- Se ti può far star meglio, non corre pericolo immediato. Però lo porteremo
comunque all'ospedale, per alcuni controlli. Lei è un famigliare?- chiese l'infermier,
frettolosamente.
- Sono tutto quello che ha…- gemette Steve. In fondo era la verità. L'infermiere
lo squadrò cono sospetto, senza riuscire a nascondere la scintilla di curiosità
che gli brillava in fondo agli occhi.
- D'accordo. Sali.- disse l'uomo. Steve per tutto il viaggio si tenne in disparte
guardando con preoccupazione il suo amico. Cosa significava che aveva bisogno
di controlli? L'infermiere teneva costantemente sotto controllo il battito cardiaco
dei Hwoarang ed ogni tanto si girava a guardare Steve.
- Senza il suo intervento tempestivo, il suo amico non ce l'avrebbe mai fatta.-
Steve annuì, incrociandosi le braccia sul petto mentre l'ambulanza si trovava
sotto all'ospedale. ----
Cos'era quell'odore? Sembrava odore di bruciato, ma in mezzo c'era anche qualcos'altro.
Era l'odore della pioggia che era caduta abbondante. Il fumo saliva ancora dalle
rovine scure, e lui era solo, a guardarsi intorno, mentre la gente passava senza
nemmeno degnarlo di uno sguardo. La gente. La gente era stupida. La gente sapeva,
ma non aveva mai fatto nulla. All'improvvisò sentì una mano posarsi sulla spalla
e quando si girò, un fulmine attraversò il cielo gravido di nubi…. Hwoarang
si svegliò di soprassalto, spaventando Steve che si era addormentato sulla sedia
accanto al letto.
- Ma che
diavolo…- mormorò Hwoarang con voce roca, guardandosi attorno e soffermandosi
a guardare Steve. Steve abbassò lo sguardo a terra. - Fox- sibilò Hwoarang con
rabbia. Steve avvicinò la sedia al letto.
- Lo sapevo che ci avresti provato, Hwoarang. Lo sapevo. - disse Steve, alzando
lo sguardo e guardandolo con rabbia.
- Sparisci dalla mia vista, Fox. - ringhiò Hwoarang. Steve si alzò in piedi
e rimase per un istante a guardarlo, poi uscì dalla stanza. Hwoarang sospirò.
Non era lì che doveva trovarsi. Si sentiva molto debole e faceva un po' di fatica
a respirare, ma questo era il minimo. Non era niente se confrontato a quello
che stava provando. Era da tanto tempo che il sogno che l'aveva svegliato non
lo perseguitava, ma era tornato, più nitido e terribile che mai, e per giunta
in contemporanea con la "miracolosa" ricomparsa di Steve Fox. Sembrava che il
passato non volesse abbandonarlo. Steve era una delle persone che odiava più
al mondo, ma era anche l'unica persona che fosse mai stata gentile con lui.
Lo odiava per un motivo molto semplice: lui sapeva. Lui sapeva tutto. E Hwoarang
si sentiva umiliato ogni volta che vedeva la compassione brillare negli occhi
del vecchio amico- nemico. Doveva essere stata la compassione a spingerlo a
salvarlo.
Perché poi?
Steve sapeva che gli avrebbe fatto un gran favore, lasciandolo morire.
Steve sapeva. Hwoarang si guardò meglio attorno. Nel pallore della lampada al
neon vide che si trovava in una stanza d'ospedale da quattro posti letto. Gli
altri tre, però, erano liberi. Lui era posizionato sul letto più vicino alla
finestra, da cui vedeva il cielo stellato del novilunio. Hwoarang non fece caso
alla flebo che aveva attaccata al braccio. Era troppo occupato a guardare le
stelle fuori dalla finestra, rimpiangendo di poterle vedere ancora. Odiava le
stelle, perché quando le guardava si sentiva piccolo ed indifeso. Odiava la
gente, che parlava ma non agiva. Odiava Steve, che sapeva.
Odiava sé
stesso, perché era un buono a nulla. Aveva un motivo per odiare qualsiasi cosa
del mondo, ma sotto sotto non gli piaceva. Se solo loro…se solo loro l'avessero
lasciato in pace… Hwoarang si addormentò, mentre le ombre dell'incubo si preparavano
ad attaccare. E mentre il respiro tranquillo di Hwoarang riempiva il vuoto silenzio
della stanza, la flebo continuava a gocciolare.
Blink…blink… Le gocce scendevano, e sarebbero prima o poi finite. Così come
la vita di Hwoarang, che non sarebbe stata ancora molta…