Parte 2
Doveva
essere notte fonda, per Hwoarang. Gli sembrava di essersi addormentato da 5
minuti, quando sentì il suono stridulo delle sirene dell'ambulanza fermarsi
sotto all'ospedale. Stava anche piovendo e a intervalli regolari si udiva il
boato di tuono. Il ragazzo si premette le mani contro le orecchie. Già era brutto
trovarsi all'ospedale, ma con la pioggia era ancora peggio. E quei maledetti
tuoni… Il suono dell'ambulanza scemò, così come lo scroscio della pioggia. Hwoarang
era caduto di nuovo nella fumosa oscurità del sonno.
- Lascia
stare mio figlio!- …era sua madre, quella che strillava…
- Non avresti
dovuto tenerlo, troia! Lo sapevi che sarebbe finita così! Anche prima succedeva
così, ma tu non hai mai fatto niente…- ..la bestia, l'animale che gli stringeva
il braccio pieno di lividi…
- Lascialo andare!- …sua madre lo stava strattonando, stava cercando di liberarlo
dagli artigli della bestia…
- Troia!- …era finito tra le braccia di sua madre, che piangeva…
- Scappa…Vattene…Perdonami…- …sua madre che mormorava come la pioggia, mentre
lo chiudeva fuori di casa…
- No, mamma no!- …la voce di un ragazzino troppo piccolo e troppo disperato
per capire cosa gli era accaduto…
- No!- gemette Hwoarang, svegliandosi in un bagno di sudore. Fox stava guardando
fuori dalla finestra. Hwoarang si tastò la fronte. Scottava. - Ehy, Fox. Non
ti avevo detto di sparire dalla mia vista?- mormorò Hwoarang roco. Aveva la
gola secca. Steve si girò verso di lui, con una strana espressione sul viso.
- Pensavamo non ti saresti più svegliato. Stanotte hai avuto una crisi respiratoria,
e per due minuti il tuo cuore ha smesso di battere.
Ti hanno rianimato, ma pensavano che saresti andato in coma. Ringrazio il cielo
che non sia andata così.- disse, con uno strano tono di voce, sedendosi sulla
sedia accanto al letto. La notizia non sortì il minimo effetto su Hwoarang,
che si limitò a sospirare
- Senti. Per un attimo stammi ad ascoltare. Non è detto che questa…situazione…durerà
per sempre. Esiste una soluzione migliore della morte. Non devi arrenderti,
Hwoarang. Combatti, come hai sempre fatto. Non posso credere che tu ti arrenda
così, proprio ora.- disse Steve, come se nemmeno lui fosse convinto di quel
che diceva.
- Per chi dovrei combattere?- ringhiò Hwoarang, girando il volto dall'altra
parte.
- Per te. E per me. So cosa ti ha spinto a buttarti dal ponte, forse sono l'unico
in grado di capire cosa hai passato.- rispose Steve, secco, sfiorandogli la
mano. Hwoarang si girò a guardarlo, stupito dalla nota di rabbia che aveva udito
nella sua voce.
- Noi due avevamo fatto un accordo. Dovevi fingere di non conoscermi ed io avrei
fatto lo stesso con te. Già per me è difficile, in più ci sei tu che mi rinfacci
tutto ogni volta. Sparisci Fox, e la prossima volta che sto per crepare, lasciami
crepare!- sibilò Hwoarang con rabbia. Negli occhi di Steve comparve una strana
luce. - Bè, amco mio. Allora addio. Fatti pure quattro chiacchiere con il tuo
nuovo compagno di stanza, amico.- mormorò Steve, con un mezzo ghigno sulla faccia,
alzandosi ed uscendo dalla stanza. Hwoarang allungò il collo, ed effettivamente
vide che uno dei tre letti era occupato. Si alzò a sedere, ed il suo cuore ebbe
un tuffo.
- Mishima?!?!?-
-
Porca miseria! CI mancava soltanto questa!- Hwoarang stava brontolando, guardando
fisso il palo della flebo. Non aveva intenzione di posare gli occhi su quel
misero avanzo di umanità che era in coma sull'altro letto. Altrimenti avrebbe
finito per incavolarsi sul serio. Il continuo bip della macchina che controllava
il battito cardiaco lo stava facendo uscire matto, sebbene fosse da appena da
due ore che era arrivato il nuovo ospite. Se quel misero verme era lì, c'era
una conseguenza inevitabile. Hwoarang, piuttosto di farsi vedere da quel maledetto
figlio di p*****a di Kazama in quelle condizioni, avrebbe preferito buttarsi
giù dalla finestra. Sarebbe stato un bel salto, dato che erano al settimo piano,
ma ne sarebbe valsa la pena. E poi, perché cavolo Mishima era finito all'ospedale?
Chi era stata quell'anima buona a mandarcelo? Oppure, chi era stato quel cretino
che aveva scelto proprio di metterlo in quella stanza? Hwoarang ogni tanto allungava
il collo, e vedeva sempre quella faccia da voltastomaco del dannato Kazuya Mishima.
Un idiota. Un vecchio idiota. Il più grande figlio di p*****a che potesse esistere,
secondo soltanto a Jin Kazama. Per quel che riguardava Hwoarang, Kazuya era
solo uno sporco ed antipatico uomo d'affari. Lo odiava per il semplice fatto
che fosse il padre di Jin. ( Se quell'imbecille avesse usato le dovute precazioni,
a quest'ora mi sarei risparmiato un sacco di fugure di m***a…)
La porta all'improvviso si aprì, e Hwoarang, imprecando per la maleducazione
di certa gente, si coprì mezzo volto con il lenzuolo. In tutta la sua dannata
fierezza, sulla soglia era comparso proprio Kazama. Il volto era alquanto pallido,
e lo sguardo era puntato sul pavimento. Jin per fortuna si avvicinò al letto
di suo padre, senza tanto guardarsi in giro e Hwoarang quasi sospirò di sollievo.
Si sarebbe aspettato una tragica e commovente scena di riconciliazione padre
e figlio, invece no. Cosa vide?
Sentì l'inconfondibile scricchiolare della sicura di una pistola. Vide, ma all'iniziò
non potè credere ai propri occhi, che Jin aveva estratto una bella pistola lucente
e la teneva premuta contro la tempia di suo padre, inerte come un orrendo bambolotto
di pezza.
Hwoarang sorrise, pronto a sentire il colpo. Kazama era stato così stupido da
non avere nemmeno messo il silenziatore. Ci sarebbe stato da ridere, una volta
che fossero arrivati i dottori, gli infermieri e magari i poliziotti. Hwoarang
sogghignò e vide il dito di Jin premere lentamente sul grilletto. Tre..Due..Uno..Hwoarang
aveva già mentalmente cominciato a contare al contrario.
- Fermati!- Hwoarang si premette una mano sulla bocca. Possibile fosse stato
lui a fermare il patricidio? Jin abbassò la mano e si girò a guardarlo, con
gli occhi che scintillavano pericolosamente. Poi gli spianò la pistola contro.
- Bene bene…Due piccioni con una fava…- - Ma sei impazzito?!?- esclamò Hworang,
passando lo sguardo preoccupato dalla canna della pistola al viso contratto
di Jin. Kazama respirava ritmicamente con gli occhi spalancati, forse spaventati.
- No. Sto solo facendo quello che andrebbe fatto.- sibilò, tendendo il dito
sul grilletto. Hwoarang non poteva alzarsi dal letto, visto che aveva il braccio
destro pieno di aghi.
- Ehy, ehy, tranquillo, amico. Qui va a finire che qualcuno si fa male…- disse
Hwoarang, cercando di far ragionare Kazama.
- Quel qualcuno sarai tu. Poi verrà mio padre e poi nessuno mi intralcerà più
la strada…-
- Non sei in te, Kazama. Tappati la bocca e metti giù quella dannata pistola,
per favore.- disse Hwoarang, veramente spaventato.
- Conta fino al tre. Uno…- ribattè Jin, tendendo ancora di più il dito ed allargando
le gambe, come se volesse più stabilità.
- Due…-
- Non fare il cretino, Kazama!-
- Uno…- Hwoarang chiuse gli occhi, ma nemmeno quella volta il colpo gli arrivò
alle orecchie. Con un frastuono incredibile qualcuno era entrato dalla porta.
Hwoarang aprì gli occhi, e sorrise. Steve si era buttato contro Jin, atterrandolo
al centro della stanza, facendogli scivolare via la pistola.
- Come sempre, arrivi puntuale.- disse Hwoarang, serafico. Steve si alzò in
piedi, spolverandosi con noncuranza la camicia e dando un calcio nelle costole
a Jin, che gemette e si girò con il volto verso il soffitto.
- Sangue Mishima…Puah!- mormorò Steve, guardando Kazama come se fosse un insetto.
Jin stava osservando il nuovo arrivato con rabbia.
- Fox! Maledetta checca! Te la potevi risparmiare, questa. Sbaglio o eri tu
il primo a volere uccidere mio padre?- ringhiò Jin, senza muoversi. Steve si
massaggiò il pugno guardando Hwoarang con gli occhi scintillanti, poi si chinò
su Jin e lo schiocco secco del pugno risuonò nella stanza. Hwoarang sogghignò.
- L'unica checca qui sei tu. Sono capaci tutti a sparare ad un uomo in coma.Vai
al diavolo, Kazama!- sibilò Steve, sputando in faccia a Jin. Kazama si alzò
in piedi lanciando uno sguardo alla pistola a terra a pochi passi da lui.
- Nessuno meglio di te mi può capire!- disse Jin, cambiando tono. Hwoarang alzò
un sopracciglio, senza parlare. Era curioso di vedere come andava ad evolversi
la situazione. Steve inclinò il capo, guardando Jin.
- Cos'è, stai cercando di giustificarti? Sei soltanto un codardo, Kazama.- mormorò
Steve, sogghignando.
- Mio padre mi ha portato via tutto, per colpa sua sono cresciuto senza famiglia!
Voglio vendicarmi di lui, ma so che in vita non riuscirò mai a batterlo!- disse
Jin, melodrammatico. Hwoarang lo trovò patetico. Era palese che stesse recitando,
e anche Steve era della stessa impressione, evidentemente.
- Chi stai cercando di imbrogliare?- chiese Steve.
- Voi due siete soltanto degli idioti!- mormorò Jin, con rabbia. L'uscita dalla
stanza era bloccata da Steve, che stava tra lui e l'uscio con le mani posate
ai fianchi.
- Dì la verità, Kazama. Tu, prima di stasera, eri un tranquillo bamboccione.
Com'è che all'improvviso hai cominciato a scaldarti?- chiese Hwoarang, ironico.
Jin sospirò, girandosi a guardarlo.
- Ho trovato dei vecchi diari di mia madre. Jun per un periodo ha sofferto di
depressione perché ha scoperto che mio padre andava a p*****e! Siete contenti,
ora?- gridò Jin, arrabbiato. Steve stava sorridendo, invece Hwoarang era diventato
una maschera di pietra.
- Oh, e tu t'inca**i solo per questo?!? Pensavo qualcosa di peggio…Comunque
si sapeva che tuo padre fosse un pu*******e….- asserì Steve, sbadigliando. Jin
stava per caricare un pugno, e il pugno sarebbe andato a segno, ma Steve con
un gesto rapido gli bloccò il polso.
- Dimentichi con chi hai a che fare, Kazama.- sibilò Steve, stringendo la presa.
Jin lo guardò con rancore, poi gli sputò addosso.
- Dannati Mishima. Sparisci dalla mia vista, Kazama, o la prossima volta ti
spacco quel bel visetto che ti ritrovi.- disse Steve, a voce bassa, spingendo
Jin fuori dalla porta. Jin si massaggiò il polso e rimase pochi istanti a guardare
la stanza ed i suoi occupanti, soffermandosi un po' di più su suo padre, poi
corse fuori. Steve rimase ad ascoltare soddisfatto il rumore dei passi che si
allontanavano, poi si girò verso Hwoarang. Ma il suo amico non stava sorridendo.
- Cosa c'è, adesso?- chiese Steve, gentilmente, andando ad accomodarsi sulla
sedia accanto al letto di Hwoarang.
- Hai sentito cosa ha detto Kazama? Suo padre andava a t***e! Non mi paice questa
cosa…E se fosse proprio lui…- mormorò Hwoarang, con la voce spezzata, guardando
con preoccupazione il letto su cui giaceva Kazuya. Steve gli posò una mano sulla
spalla.
- Non significa nulla, quello che ha detto Kazama…E poi il passato è passato.
- disse Steve, con preoccupazione crescente. - Io non voglio passare un secondo
di più, in questa stanza. Tu non sai quello che ho passato per colpa di quelli
come lui! -
Hwoarang
fece un cenno con la testa verso il letto di Mishima, poi si coprì gli occhi
con una mano.
- Ma…Non puoi continuare a temere i fantasmi del passato per sempre! Baek non
ti ha insegnato niente?- chiese Steve, cercando di consolare l'amico. In realtà
era più che d'accordo con lui, ma non poteva permettergli di spaventarsi ancora
per il passato. Doveva staccarsi da ciò che era successo, possibilmente dimenticare
tutto, e cercare di cominciare una nuova vita.
- Baek non sapeva nemmeno chi ero! Nemmeno io lo so! Sono un maledetto figlio
di p****a, ecco cosa sono! Sparisci, Fox. Grazie, comunque.- sibilò con rabbia
Hwoarang. Steve sospirò, poi si alzò e se ne andò. Prima di uscire dalla porta
si fermò davanti al letto di Kazuya pochi istanti. Poi uscì dalla stanza, e
Hwoarang rimase da solo, a fissare con rancore il volto rilassato di Kazuya.
- Ti odio.- -----