Un passato tragico
by Lady Mayre Sawyer

Parte 3

 

…Devo uscire da questo dannato ospedale…Lo so perché mi stanno trattenendo. Ma non possono guarirmi. Non lo permetterò. Se devo crepare creperò, per adesso voglio solo andarmene di qui. Non voglio stare un secondo di più in questa stanza…
Hwoarang si svegliò e sbadigliò sonoramente.
Poi corrucciò la fronte guardando la fastidiosa luce del sole che filtrava dalle finestre, facendogli lacrimare gli occhi. La decisione era presa. Se ne sarebbe andato da quel maledetto ospedale, a costo che lo legassero al letto. Era stato stupido, a gettarsi dal ponte. Ed ancora più stupido era stato Fox a ripescarlo. Doveva immaginarselo: avrebbe dato un pretesto ai medici, che sembravano molto preoccupati per la sua salute, di trattenerlo all'ospedale. Avevano tentato più volte di ricoverarlo, ma lui era abilmente fuggito, sempre.
Tentò di sedersi, ma non ci riuscì. Era molto strano. Molto molto strano. Presto si accorse di cosa lo teneva fermo. Una decina di lacci lo tenevano saldamente legato al letto. Gli passavano attorno al petto, lasciando dei segni rossi sulla carne. Perché non se n'era accorto prima? Dovevano averlo drogato.
- Porca troia.- imprecò, poi cercò di nuovo di alzarsi, ma i lacci erano ben stretti.
- Fox, me la pagherai…- ringhiò, allungando la mano per premere il pulsante per chiamare l'infermiera. Continuò a premere, e nel frattempo teneva gli occhi fissi su Kazuya, che apparentemente non si era mosso dalla notte precedente. Passarono due minuti, e finalmente la porta si aprì. Entrò una donna alta, che portava un camicie da infermiera lungo appena fin sopra al ginocchio. Hwoarang non la riconobbe subito, da dietro. Poi, quando si girò con il volto corrucciato e le mani posate ai fianchi, seppe chi era. Ed imprecò.
- Tutti gli imbecilli me li ritrovo qui!Ma vi siete messi in lega per farmi ammattire?!?- le abbaiò contro il ragazzo, cercando di divincolarsi dai lacci.
- Guarda che basta premerlo una volta, il tasto. Cos'hai poi da comportarti in questa maniera…Sembri un marmocchio che non vuole prendere la medicina…Sono autorizzata ad imbottirti di morfina, in caso dovesse servire, Hwoarang…- disse la donna, serafica, sorridendo malignamente al ragazzo. Hwoarang sbuffò.
- Bè, era proprio necessario legarmi al letto? Tanto per cominciare. E poi: che diavolo ci fai qui?!?- chiese Hwoarang, con foga, continuando ad agitarsi. L'infermiera camminò con eleganza tra i letti, fino a raggiungerlo. Sul viso aveva un sorriso che al ragazzo non piacque affatto.
- L'idea di legarti al letto è stata del tuo amico. Io sono qui in prova. Sai com'è, mi sono stancata di lottare…- disse la ragazza, accomodandosi sulla sedia accanto al letto. Hwoarang, diffidente, seguì ogni suo movimento con lo sguardo.
- Fox…Razza di bastardo…- mormorò Hwoarang, fingendo che l'infermiera non lo stesse guardando.
- Invece secondo me ha avuto una buona idea…- mormorò suadentemente la ragazza, scostando un po' il lenzuolo che lo copriva, mettendo allo scoperto il petto.
- Toglimi le mani di dosso, Asuka. O appena esco di qui te la faccio pagare.- le ringhiò contro Hwoarang. Asuka sbuffò, rimettendo apposto il lenzuolo. - Come sei antipatico…Dimenticavo, giusto: a te piacciono gli uomini…- disse la ragazza, mordendosi il labbro e facendogli l'occhiolino.
- Te le stai cercando, Kazama. - borbottò Hwoarang, infuriato. - Non è forse vero? Vedo che vai molto d'accordo, con Steve…- disse Asuka, riaggiustandosi il ciuffo che le era caduto davanti agli occhi. A Hwoarang venne un'idea per togliersi da quell'impiccio.
- Senti, ti giuro che se mi liberi da qui ti do tutto quello che vuoi.- disse Hwoarang, serio. Non valeva un tubo come attore, si disse, quando vide Asuka rizzare la testa e guardarlo severamente.
- Stai cercando di corrompermi? Non attacca, con me.- disse lei, con noncuranza, alzandosi dalla sedia e fingendo di risistemarsi il camice. Hwoarang sbuffò, arrabbiato per il fallimento del suo piano.
- Oh, povero piccolo…Non fare quella faccia imbronciata. Io me ne vado, dato che non hai bisogno di nulla.- disse Asuka, girandosi di spalle rispetto a lui. Hwoarang ringraziò tutti i suoi dei che finalmente quella pazza se ne andava.
- Non prima di questo…- mormorò lei, girandosi di scatto ed avventandosi su di lui. Le loro labbra si unirono, e lei cominciò a baciarlo. Hwoarang, dapprima riluttante, ricambiò. Non era poi così male come si sarebbe aspettato, si disse. Quando lei si alzò, lui rimpianse quasi che la cosa si fosse fermata soltanto ad un bacio.
- Ciao.- disse lei, uscendo dalla porta. Hwoarang tentò ancora una volta di divincolarsi, poi si arrese. Sentì dei movimenti dal letto del suo compagno di stanza, e si girò a guardare. Kazuya si stava agitando nel sonno e borbottava qualcosa. Subito non fu chiaro cosa stesse dicendo, ma Hwoarang riuscì a comprendere alcune parole.
- Lui…è…errore…cancellalo…- Hwoarang chiuse gli occhi. Quelle parole le aveva già sentite, molto tempo prima, quando era ancora molto piccolo. Allora forse Kazuya era veramente … Sentì le lacrime salirgli agli occhi, lacrime amare che non poteva fermare nemmeno se l'avesse voluto. Non poteva essere, non poteva essere vero. C'era un solo modo di saperlo. Come in risposta alla sua silenziosa richiesta d'aiuto, Steve Fox entrò nella stanza, con l'aria più tirata che mai. Tra le mani teneva una busta gialla, che nascose subito dietro alla schiena perché Hwoarang non la vedesse.
- Cosa ti succede?- chiese Steve, allarmato, andando a sedersi sulla sedia accanto al letto.
- Niente, niente…- mormorò Hworang in tono neutro, dimenticandosi persino di essere arrabbiato con lui. Stava fissando con diffidenza il letto di Kazuya, con la preoccupazione che gli cresceva dentro. Non poteva essere vero…Non poteva essere vero….
-So che non hai gradito il fatto di essere legato al letto…ma…- biascicò Steve, abbassando lo sguardo. Hwoarang cadde dalle nuvole. In realtà stava pensando a ben altro.
- Ah, giusto, certo. Le tue disposizioni. Un bel suggerimento, veramente. Proprio da amico.- borbottò il ragazzo, con astio.
-…ma…so che te ne vorresti andare. So che non ti piace rimanere qui. Ma…e per il tuo bene. Sei malato, e non hai voluto curarti per anni. Sei arrivato troppo avanti, adesso devi assolutamente rimanere all'ospedale, o rischi di non uscirne mai più.- disse Steve, stringendo nervosamente la busta che aveva infilato nella tasca posteriore dei Jeans. Non era la malattia di Hwoarang, che lo preoccupava…Era qualcosa di peggiore. I medici avevano detto a lui di dare la notizia a Hwoarang. Avevano già capito che testa calda fosse il ragazzo, e sapevano che Steve probabilmente era l'unica persona in grado di parlargli senza metterlo troppo in agitazione…
- Che cazzo hai lì dietro alla schiena?- chiese Hwoarang, vedendo un lembo della busta gialla. Steve arrossì, e nascose meglio il documento.
- Non è nulla.- rispose.
- Fammi vedere quel cazzo di documento!Dalla tua faccia capisco che non è niente di bello, ma non me ne frega!Voglio vedere quel cazzo di busta, o giuro che appena mi libero di qui ti riempio di botte!- sbottò Hwoarantg, agitandosi come un pesce fuor d'acqua. Steve sospirò. - Ci tieni così tanto?- chiese, con tono funereo.
- Cazzo, sì!- sbraitò Hwoarang. Steve prese la busta e gliela tese.
- Non dovevi esattamente venirne a conoscenza così…ma…- Steve si interruppe. Hwoarang stava per strappare il foglio, dalla foga con cui stava aprendo la busta. Febbrilmente, Howarang rilesse la lettera per bene due volte, sbiancando in volto.
- Dagli esami del DNA è risultato che il signor (nome vero di Hwoarang) è discendente di primo grado del signor Mishima Kazuya. Distinti saluti.- lesse Hwoarang, con voce tremante. Steve chinò il capo.
- Cazzo.- commentò Hwoarang. Calò un silenzio innaturale, rotto soltanto dal respiro accelerato di Hwoarang. Steve era molto teso. Cos'avrebbe fatto Hwoarang, in quel momento?
- Steve…- gemette Hwoarang, ricadendo all'indietro sul cuscino e stringendosi una mano sul cuore, cominciando a rantolare. Era la malattia al cuore. I dottori l'avevano detto: prima o poi sarebbe ritornata all'attacco. Steve si alzò dalla sedia, quasi facendola cadere, e corse fuori dalla stanza, andando ad allertare i medici. Forse Hwoarang non avrebbe visto un'altra giornata.