Parte 4
Un bip uniforme
riempiva la stanza. Steve non riusciva a vedere bene, le lacrime gli annebbiavano
la vista. Un tremito.
Il saldo pavimento sotto ai suoi piedi per un attimo aveva tremato. Perché lui
non riusciva più reggersi in piedi. In realtà non era successo nulla. In un
ospedale morivano ogni giorno un sacco di persone… Ma era diverso, quella volta…
Steve non aveva mai provato il senso di vuoto e di perdita come in quel momento.
Non aveva mai sentito le lacrime scorrergli così crudelmente sul volto. Non
sopportava quel dolore, e non sarebbe riuscito a sopportarlo un'altra volta.
Se solo il suo amico avesse avuto il criterio di farsi salvare… "Lui non voleva
essere salvato.
Lui odiava la vita." (Perché, Hwoarang, perché? Hai preferito dare ascolto al
tuo passato…Hai preferito ascoltare i vaneggiamenti di Kazuya…) Hworang, allora,
che tanto fingeva di essere un duro, alla fine aveva ceduto.
Aveva dovuto chinare il capo di fronte al mondo che non lo voleva. (Lo sapevi
che io ci sarei stato sempre, per te.) Steve ricordò, sentendo ancora lacrime
scorrergli sul volto, che Hwoarang, quand'era piccolo, correva a rifugiarsi
a casa sua. Steve al tempo viveva con i suoi genitori adottivi. (Mamma e papà
volevano più bene a te, che a me. Mi ricordo come ti guardavano, quando varcavi
la porta di casa mia…)
- Addio, Hwoarang…Sei stato l'amico migliore che abbia mai avuto…- Asuka Kazama
era seduta compostamente su una sedia della sala d'aspetto. Era da ore che i
medici avevano portato Hwoarang in sala operatoria. Accanto a lei, Steve Fox
biascicava nel sonno. Lui sì che sapeva come sarebbero finite le cose… La ragazza
cercò di soffocare le lacrime e diede uno spintone a Fox, svegliandolo bruscamente.
Il ragazzo scosse la testa e poi si guardò attorno.
- Ma…che..- biascicò, sfregandosi gli occhi.
- Stupido.- borbottò Asuka, scocciata.
- Scusami…è che…- La voce di Steve era stentata, come se il ragazzo avesse qualcosa
incastrato in gola. Fox stava cercando di non mettersi a piangere proprio davanti
ad Asuka.
- Non preoccuparti. Vedrai che tutto si sistemerà.- disse Asuka, gentilmente,
accarezzandogli il viso e guardandolo negli occhi. Steve era rimasto senza parole.
- Ma…- mormorò il ragazzo, arrossendo un po'. Vedeva Asuka da un'altra prospettiva.
Non era più la ragazza boriosa ed antipatica che aveva conosciuto. Era la ragazza
disperata che stava dividendo con lui la preoccupazione per l'amico in comune.
La ragazza cominciò a piangere e si gettò tra le braccia di Steve. Il ragazzo
la abbracciò.
- Andrà tutto bene.- mormorò Steve. - Andrò tutto bene.-
Posò il mento sulla testa di Asuka e chiuse gli occhi, ascoltando il trambusto
che arrivava dalla sala operatoria.
Quant'era passato? Steve fu scosso da un tremito, quando la porta della sala
operatoria si aprì. Uno dei medici, in quel momento Steve non riusciva a ricordarne
il nome, teneva il capo chino. Sembrava preoccupato. Steve non si alzò, perché
Asuka stava dormendo tra le sue braccia. Il medico li guardò, poi sopirò.
- L'operazione è conclusa.- disse, laconico, andandosene. Steve guardò la lenta
marcia degli altri medici, che tenevano tutti il capo chino e sembravano altrettanto
preoccupati. Asuka si agitò nel suo abbraccio, poi si svegliò.
- Cos'è successo, Steve?- chiese la ragazza, con la voce ancora impastata dal
sonno.
- L'operazione è terminata.- mormorò il ragazzo, alzandosi in piedi e dirigendosi
verso la stanza del suo amico. Asuka lo seguì, e gli prese la mano.
- Non sei solo.- gli sussurrò. Steve, quando arrivò sulla soglia, si arrestò,
e così fece Asuka dietro di lui. Entrambi soffocarono un gemito. Hwoarang era
sul letto, con gli occhi chiusi e le palpebre livide. Il volto era pallido,
mortalmente pallido. Era la maschera di ossigeno, che gli permetteva di respirare.
Nel braccio era infilato l'ago di una flebo.
Steve si sentì per un istante mancare. Non era il suo amico, quello che stava
vedendo… Non era Hwoarang…Non era Hwoarang… Asuka si teneva la mano premuta
sulla bocca, e gli occhi avevano cominciato a riempirsi di lacrime.
- Cosa ti hanno fatto, amico mio…- mormorò Steve, accostandosi al letto. Il
macchinario emetteva dei bip regolari. Lo stavano ancora monitorando, e ciò
significava che non era ancora finita.
Steve strinse il pugno, capendo all'improvviso perché il suo amico non voleva
stare nell'ospedale. All'improvviso si sentì un verme. Hwoarang non avrebbe
mai voluto finire così. Avrebbe voluto morire dignitosamente, senza fare troppo
rumore. Invece, lì, stava vivendo qualcosa di peggiore della morte.
Sul viso pallido del ragazzo si intravedeva ancora il fantasma di un'espressione
sofferente, e fu quel particolare a spaventare di più Steve. Asuka si avvicinò
a lui e gli strinse la mano.
- Non possiamo rimanere qui, Steve. E io non ce la faccio più. Ti prego.- mormorò
la ragazza, cercando di mantenere un tono tranquillo. Steve sospirò, e lanciò
un'ultima occhiata a Hwoarang.
- Amico mio…-mormorò. Poi i due uscirono dalla stanza. Asuka corse a cercare
un bagno. Steve si sedette sulla sedia della sala d'attesa, posando le mani
alla fronte. ( Amico mio.) Poi si alzò, risoluto, ed andò nella stanza dove
Hwoarang era ricoverato. Ancora prima di abbassare la maniglia , sentì dei rumori
provenienti dall'interno. Senza far rumore, socchiuse la maniglia.
Era Jin Kazama. Era seduto sul letto rifatto di Hwoarang e teneva fra le mani
tremanti il foglio di carta che riportava i risultati del test del dna. Steve
entrò nella stanza. Jin alzò lo sguardo e lo guardò.
- Come sta, mio…fratello?- chiese il ragazzo, con la voce che tremava di quella
ch poteva essere solo rabbia. Ma stava piangendo.
- Come pensi che stia?- rispose STeve, brusco. Jin strinse la mani sul foglio,
accartocciandolo.
- Il mio peggior amico è anche mio fratello…Il sangue di mio padre scorre anche
nelle sue vene…Ma lui non ne è degno, non ne è degno!-
Jin era fuori di sé. Steve si avvicinò a lui. - Per favore, Jin. Ti prego. Possiamo
parlare?- chiese Steve, gentilmente, avvicinandosi lentamente al letto. Jin
annuì, torvo in volto. Steve si sedette sul letto, a diplomatica distanza da
lui.
- E' stato un colpo anche per me quando l'ho saputo…Alla fine, il mio scopo
è di sconfiggere i Mishima, e Hwoarang, il migliore amico che io abbia mai avuto,
è uno di loro…Cosa credi che stia provando io, in questo momento?- disse Steve,
evitando accuratamente di guardare negli occhi Jin.
Jin stava cercando qualcosa nella tasca della giacca di Jeans, e Steve parve
non badarci.
- Sai, a me è dispiaciuto più che altro sapere che mia madre fosse stata tradita…Ma
adesso so di non essere l'unico a soffrire a causa di mio padre…Ti ha rovinato
la vita, Steve…- mormorò Jin, con un impercettibile sorriso di trionfo. La sua
mano, nella tasca, stringeva convulsamente qualcosa di molto piccolo. I due
ragazzi rimasero in silenzio. Steve con lo sguardo fisso a terra, Jin con gli
occhi lustri di follia. Ma STeve era troppo occupato a pensare a Hwoarang, per
accorgersene.
Jin si avvicinò a lui e lo abbracciò, cogliendolo di sorpresa. Steve, perplesso,
non capì il vero motivo, e ricambiò l'abbraccio. Jin Sorrise e la lama del coltellino
svizzero che aveva in mano scattò.
- Oh, povero Steve…- mormorò Jin, al settimo cielo piantando il coltello nella
schiena di Steve. Un gemito di sorpresa uscì dalle labbra di Steve, che però
non ci pensò due volte, prima di allontanare Jin e di sferrargli un pugno. Kazama
si alzò dal letto e corse fuori dalla stanza. Steve, a fatica, lo seguì. Il
sangue gli scorreva giù per la schiena, imbrattandogli la camicia, ma lui pareva
non badarci.
La ferita, però , era profonda, e il sangue che ne fuoriusciva era troppo. Steve
correva, ma la testa gli girava, e la sagoma di Jin appariva sempre più lontana.
Goccioline di sangue avevano cominciato a bagnare il pavimento lucido dell'ospedale.
Steve si sentì mancare, e cadde in avanti, cercò di rialzarsi, ma lo sforzo
fu vano. Rimase a terra, respirando con rantoli terribili e chiudendo gli occhi.